Sono quasi le due di notte, per esattezza è l'una e quarantacinque del 5
dicembre 2015, ma prima di andare a dormire, dopo aver passato tutta la serata
cercando di analizzare i dati della campagna pubblicitaria del mio primo
romanzo (Per i pochi a cui non sono ancora riuscito a rompere le palle, il
titolo è sempre lo stesso: “Sotto l’ombra del gufo”), senza peraltro concludere
quasi nulla, ho deciso di scrivere un post sul mio blog e quindi, eccomi qui.
Da quando ho pubblicato il mio romanzo, molta gente ha iniziato a trattarmi
diversamente (fortunatamente non tutti). Sembra che le persone provino un
particolare mix di emozioni nei confronti di chi riesce a scrivere un libro, un
frullato di stima e invidia. Penso siano queste le due emozioni fondamentali
che li spingono a comportarsi in modo differente. Chi prima ti salutava “Amichevolmente”
con un semplice ciao Marco, adesso esordisce con un “Buongiorno professore” (ovviamente
con tono ironico), poi ci sono quelli che pensano che il tuo romanzo parli di
te indipendentemente dall'argomento, tanto che qualcuno adesso mi saluta
dicendo “Ciao massone”, mi chiedo in quale modo mi avrebbero chiamato se avessi
scritto un racconto pornografico… “Ciao stallone?” e se fosse stato un libro per
bambini? “Ciao piccolino?”.
Ci hanno inculcato l'idea che chiunque scriva un libro sia una grande persona... mi spiace illudervi, ma non è proprio così... sicuramente colui che scrive un racconto ha molta fantasia e tanta pazienza, ma alla fine non è che una persona... semplicemente una persona come tutti noi. Ho trascorso l'ultimo periodo della mia vita cercando di valutare le persone non per quale lavoro fanno, ma per quello che pensano, forse avrò sbagliato, ma fino ad oggi, questa politica mi sta premiando.
Alla fine
chi non ha cambiato atteggiamento sono gli amici, quelli che se prima ti
mandavano a cagare sorridendo, ora continuano tranquillamente a farlo. Gli
amici sono però gli stessi che si complimentano con te, per il tuo successo e
senza un minimo di invidia. Tutti sanno che i propri Amici hanno una marcia in
più (e il bello è che non se ne accorgono), loro sono immuni al cocktail di
emozioni negative, loro rimangono semplicemente “Tuoi amici”. Da buon populista
quale sono, non mi rimane che ringraziare gli Amici, ma anche, tutti quelli che
in un modo o nell’altro parlano del Romanzo, se finisse nel dimenticatoio,
quello sì che mi farebbe male…
BUONA NOTTE
Marco.
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