Questo libro è un’opera di fantasia. Nomi, personaggi, società, organizzazioni, luoghi, fatti e avvenimenti citati sono invenzioni dell’autore e hanno lo scopo di conferire veridicità alla narrazione. Qualsiasi analogia con eventi, luoghi e persone, vive o scomparse, è assolutamente casuale.
Copyright © 2015 di Marco Mercatelli
RINGRAZIAMENTI
Come tutti gli scrittori, ho avuto dei momenti in cui la famosa “Ispirazione” mi ha abbandonato. La persona che maggiormente mi ha aiutato nel ritrovare questa grave perdita, è il mio amico Mario, il quale non ha mai perso occasione per ricordarmi che, se voglio coronare un sogno, lo si deve rincorrere tutti i giorni, perché il tempo scorre incontrastato.
Quindi: “Grazie Mario di tutto cuore”.
Un altro doveroso ringraziamento è per due persone a me care: Irene e Nicole. La prima si è prodigata alla correzione della bozza, sopportando le mie innumerevoli telefonate che iniziavano sempre allo stesso modo: “Ciao come stai? Il libro?”
Nicole Viviani invece è colei che ha disegnato la copertina. Anche lei ha subito telefonate molto simili: “Ciao come stai? La copertina?” Sembrerebbe una cosa di poco conto, ma probabilmente se state leggendo queste righe, in buona parte è anche grazie a quest’ultima. Un grazie alla mia compagna che ha dormito da sola per molte notti senza mai lamentarsi “troppo”; mentre io, rinchiuso nella stanza a fianco, rincorrevo il mio sogno. Grazie a tutti coloro che in un modo o nell’altro, mi hanno aiutato nella stesura di questo romanzo. Infine, grazie a tutti voi che state leggendo. Senza di voi, il mio sogno non si sarebbe mai potuto coronare.
Grazie, Grazie, Grazie.
Marco
1
29 sett. 2017
Dinanzi a quella terribile visione, il piccolo Alex era come pietrificato, non riusciva più a muovere un muscolo, tentò di urlare ma il risultato fu l’aumento dell’asma che lo stava attanagliando da quando era entrato in quel terribile posto.
L’uomo dal cappuccio nero continuava ad accanirsi sul corpo completamente nudo del suo migliore amico, John. Egli era appeso a testa in giù, una corda attorno ai piedi lo faceva dondolare leggermente, mentre la punta della lama uncinata continuava a scarnificarlo. Lo sguardo del maniaco seguiva l’uncino che, scorrendo lungo la schiena, creava rivoli di sangue lungo i fianchi. Ormai agonizzante, il bimbo aveva solo piccole contrazioni involontarie che lo facevano dimenare come un pesce fuor d’acqua, sotto di lui un secchio ne raccoglieva il sangue.
Gli occhi di Alex incrociarono quelli dell’aguzzino, il sangue gli si gelò ancor più nelle vene quando l’orco, fissandolo, sorrise lievemente dicendo: “topolino, adesso non devi temere, tu non sarai un simbolo di protezione… tu diventerai il sacro protettore!!”.
Alex scappò in un angolo della cella, rannicchiandosi contro la roccia umida. Chiuse gli occhi strizzandoli come gli aveva spiegato la mamma. Spesso, prima di addormentarsi, vedeva ombre che gli parevano mostri inquietanti e Jennifer gli diceva sempre “chiudi gli occhi conta fino a tre e vedrai che i mostri saranno andati via”. Contò fino a tre… uno, due, tre: sperò di ritrovarsi nel suo lettino, aprì lentamente gli occhi, l’uomo incappucciato era ancora lì.
2
29 sett. 2017 ore 7:30
Appena alzata, la signora Smith guardò la sveglia, 7:30 AM.
Era attiva da pochi secondi ma la sua mente stava già organizzando l’intera giornata, doveva sempre sapere cosa fare e avere sempre tutto sotto controllo.
Probabilmente la sua era deformazione professionale. In laboratorio miscelare sostanze altamente instabili era spesso rischioso per lei e per chi la circondava, quindi essere precisi e calcolatori era indispensabile.
Si sedette sul letto e si volse. Luis stava ancora dormendo, sembrava un bimbo, un cuscino sotto la testa e un altro tra le gambe.
Lo fissò per alcuni secondi, gli si avvicinò all’orecchio e disse:
“Amore mio alzati, altrimenti il signor Adam ti romperà le scatole anche oggi”.
Luis borbotto qualcosa di incomprensibile ma non si alzò, Jennifer sapeva qual era la soluzione più veloce, ed era quella che stava sognando prima di aprire gli occhi.
Accennò un sorriso malizioso e infilò la testa sotto le coperte. Come tutte le mattine, il membro di Luis era duro come una pietra; lei non disse nulla e iniziò a leccarlo dolcemente prima di prenderlo tutto in bocca.
Luis si alzò nel modo migliore in cui un uomo si possa svegliare.
Entrambi felici dopo quel momento di passione, erano seduti in cucina per fare colazione; latte, cacao, cereali, brioches e biscotti erano disposti in modo ordinato sul tavolo.
“Tesoro che ore sono?”, chiese Luis con un sorriso sulle labbra.
“Sono le otto”
“Ma Alex dorme ancora?”
“Sì, hai ragione, tra mezz’ora dev’essere a scuola, l’accompagni tu? Non farà mai in tempo a prendere il pullman… passa fra pochi minuti”
“Ok lo farò io, vado a svegliarlo”
Si alzò dal tavolo e si recò al piano di sopra, percorse le scale e il corridoio che separava la camera dalla cucina e bussò… silenzio. Bussò nuovamente, niente…
“Alex, pigrone, sveglia!!” Spinse la porta, era chiusa.
“Alex, quante volte ti ho detto di non chiudere la porta a chiave!!? Dai, apri, che devi andare a scuola!!!” Silenzio.
“Ti aspetto giù, hai due minuti per scendere!!!”
Luis scese le scale, vide sua moglie sulla porta di casa.
“Amore, scappo, allora ci pensi tu ad Alex, devo andare, mi aspettano in laboratorio”
I due si diedero un bacio frettoloso sulle labbra e Jennifer scappò via lasciandosi la porta di casa alle spalle.
Luis la riaprì e raccolse il giornale che era sullo zerbino.
Il titolo in prima pagina era decisamente inquietante: “SPARISCE BIMBO, LA POLIZIA INDAGA”
Luis aggrottò un sopracciglio e richiuse il giornale.
“Alex scendi!!!”
“Ora mi sente ...” borbottò tra sé e sé.
Si diresse a passo deciso verso la stanza del figlio, abbassò la maniglia ma era ancora chiusa.
“Alex apri!!” Bussò.
“Alex!!!” bussò ancora più forte. Niente.
“Alex stai bene? Rispondi o butto giù la porta!!!!”, urlò sferrando un pugno fortissimo contro la porta. Silenzio…
Il padre fu preso dal panico, prese la rincorsa e, con una spallata decisa, aprì la porta scardinando di netto la serratura.
La camera era completamente vuota, il letto di Alex era disfatto ma lui non era lì. Guardò sotto il letto, dentro l’armadio: “Alex!!Alex!!”.
Il panico lo stava ormai travolgendo, corse verso l’uscita della camera pronto a chiamare la polizia, ma si arrestò di colpo come se fosse stato improvvisamente colpito da un fulmine.
La finestra della cameretta era aperta.
Corse giù dalle scale e raggiunse il telefono.
“Qui polizia di Eagles Mere, dica pure”
“Mio figlio è sparito!! Fate presto!!”
3
30 sett. 2017
I monaci si erano svegliati all’alba come tutti i giorni e, dopo la preghiera, si diressero ognuno alle proprie mansioni.
Padre Frederick stava arando l’orto dentro le mura del monastero insieme ai suoi confratelli, quando vide padre Jonas venirgli incontro attraverso il colonnato: brandiva un grosso crocefisso e la tunica marrone aveva un colore molto strano.
Quando Frederick vide il confratello a pochi passi da lui, una vampata di calore gli attraversò tutto il corpo. Lo strano colore della tunica era dovuto al sangue di cui era intrisa, e la croce che brandiva tra le mani gocciolava anch’essa di un liquido color porpora, il suo sguardo era vitreo e inespressivo.
“Fratello Jonas, cos’hai fatto??” chiese Frederick farfugliando dall’agitazione.
Jonas non rispose e continuò a camminare incurante di tutto, sembrava che il suo cervello fosse completamente assente.
Arrivò davanti all’ingresso del monastero, dove la grande croce in pietra dominava incontrastata l’intero piazzale. Si inginocchiò di fronte ad essa, destando l’attenzione di tutti i fratelli che, come ogni giorno, erano intenti a lavorare la terra.
Frederick lo continuava a fissare da dietro; quando fu sul punto di alzarsi per raggiungerlo, un urlo squarciò il silenzio del monastero.
“Aaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaah!!! Questo è per te!!!”
Jonas alzò il grosso crocefisso con le due mani tenendolo per i bracci e se lo conficcò nello stomaco con inaudita forza, tanto da trapassarsi da parte a parte.
I monaci accorsero da lui, in tempo per sentirgli esalare l’ultimo respiro.
Un’ombra attraversò lentamente il colonnato, incurante di quello che stava accadendo; nessuno la vide, varcò la soglia che portava alle camerate e sparì silenziosa.
4
29 sett. 2017 ore 14:00
Intorno e dentro casa della famiglia Smith, la scientifica stava facendo tutti i possibili rilievi per trovare una qualche traccia che potesse indicare una pista da seguire. Lo sceriffo Mark Rovere e Luis erano seduti nello studio.
“Signor Smith, mi racconti di suo figlio, avevate per caso litigato?”
“No, assolutamente, ieri è stata una giornata come tante, abbiamo cenato e verso le 22 è andato a dormire”
“Sa se suo figlio ha una ragazzina, o un amico stretto che frequenta abitualmente?”
“Una ragazzina non penso, mentre un amico … Si, si chiama John, è in classe con lui, ma non lo vedo da giorni”
“Sta parlando di John Vincent?”
“Sì, proprio lui!” Luis aggrottò un sopracciglio. “Come fate a conoscerlo?”
“È scomparso due giorni fa”. Luis portò una mano alla bocca.
“Allora potrebbero essere scappati assieme!?”
“Non saprei, è possibile che suo figlio Alex abbia voluto raggiungere l’amico, ma a questo punto mi chiedo per quale motivo l’ha fatto; o è semplicemente una strana coincidenza? So che i dubbi e le domande sono molte, ma le assicuro che troveremo suo figlio”. Luis annui lentamente fissando il pavimento, Jennifer entrò di corsa.
Marito e moglie si fissarono per un istante per poi abbracciarsi e scoppiare in un pianto a dirotto.
Lo sceriffo accennò un sorriso compassionevole e uscì dallo studio lasciandoli soli.
Salì le scale, gli agenti della scientifica armati di polverine, pennelli e macchine fotografiche stavano scandagliando la camera del piccolo Alex.
Entrò nella camera e iniziò a guardarsi attorno, un agente si avvicinò.
“Sceriffo, abbiamo trovato questo sul tetto della veranda, appena fuori dalla finestra”
Nel piccolo sacchetto trasparente c’era un ciondolo raffigurante un Cristo in croce, ma messo al contrario, con le braccia che pendevano ai lati della testa.
Rovere lo prese in mano per esaminarlo qualche secondo, poi lo diede all’agente.
“Portatelo al laboratorio, voglio che venga analizzato al più presto.”
“Agli ordini”.
Rovere uscì dalla camera e si diresse al piano inferiore, i coniugi erano seduti l’uno di fronte all’altra nel piccolo studio, passò dritto senza fermarsi e uscì nel giardino.
Si diresse a passo deciso sotto la tettoia che divideva la finestra della cameretta dal prato sottostante, iniziò a controllare e a setacciare accuratamente l’erba, sapeva che i suoi agenti avevano già guardato ovunque, ma se avesse trovato qualcosa di strano non sarebbe stata di certo la prima volta; aveva uno spiccato sesto senso, oltre a una vista da falco.
Si abbassò sull’erba posandoci una mano: se qualcuno aveva attraversato il prato per raggiungere il tetto o per allontanarsi da casa, era passato obbligatoriamente di qui.
Lo sguardo di Rovere si diresse oltre il prato, aggrottò un sopracciglio.

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